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ABA e Autismo

Perché un bambino mette in atto un comportamento? Le funzioni del comportamento

Ogni comportamento si verifica all’interno di precise condizioni e può produrre conseguenze che ne influenzano la probabilità futura. In questa guida vediamo le principali funzioni del comportamento nei bambini, come osservarle attraverso il modello ABC e perché comprenderle è fondamentale prima di intervenire.

19 min di lettura Pubblicato il 15 Agosto 2026

Funzioni del comportamento nei bambini: attenzione, accesso, fuga e rinforzo automatico
Indice dell’articolo
  1. Cosa intendiamo per comportamento
  2. Funzione del comportamento non significa intenzione
  3. Quando il comportamento assume un valore comunicativo
  4. Le quattro principali funzioni del comportamento nei bambini
  5. 1. Ottenere attenzione o interazione sociale
  6. 2. Ottenere un oggetto o un’attività
  7. 3. Fuggire, evitare o interrompere una situazione
  8. 4. Rinforzo automatico
  9. Lo stesso comportamento può avere funzioni diverse
  10. Comportamenti diversi possono produrre lo stesso risultato
  11. Uno stesso comportamento può avere più funzioni
  12. Osservare cosa succede prima e dopo: il modello ABC
  13. Un esempio di osservazione ABC
  14. L’ABC non dimostra da solo la funzione
  15. Descrivere il comportamento, non interpretarlo
  16. Il ruolo del contesto
  17. Comportamento, salute e condizioni di benessere
  18. Perché capire la funzione prima di intervenire
  19. Cosa fare quando emerge un’ipotesi sulla funzione
  20. Modificare il contesto
  21. Insegnare un’alternativa funzionale
  22. Comportamento, apprendimento e conseguenze
  23. Errori frequenti nell’interpretazione del comportamento
  24. Pensare subito “lo fa apposta”
  25. Utilizzare etichette come “viziato” o “manipolatore”
  26. Ignorare automaticamente il comportamento
  27. Cercare soltanto una conseguenza punitiva
  28. Attribuire la funzione dopo un solo episodio
  29. Quando il comportamento diventa un problema significativo
  30. Il ruolo di un percorso comportamentale
  31. Cosa può osservare la famiglia
  32. Riconoscere i segnali precursori
  33. Il ruolo del Parent Training
  34. Quando può essere utile rivolgersi a un professionista
  35. In sintesi
  36. Fonti e riferimenti scientifici
  37. Domande frequenti sulle funzioni del comportamento
  38. Significato e interpretazione
  39. Le principali funzioni
  40. Osservazione e intervento

Un bambino urla ogni volta che deve spegnere il tablet. Un altro si getta a terra al supermercato, spesso nelle stesse situazioni. Un bambino morde un compagno durante il gioco libero, mentre un altro si alza continuamente dal banco quando iniziano i compiti di matematica.

Di fronte a episodi di questo tipo, la domanda più spontanea è: “Perché lo fa?”

Le risposte immediate possono essere “fa i capricci”, “lo fa apposta”, “vuole attirare l’attenzione” oppure “non vuole collaborare”. Sono interpretazioni comprensibili, ma descrivono poco le condizioni nelle quali il comportamento compare e ciò che accade dopo.

Comprendere le funzioni del comportamento nei bambini significa invece osservare quali relazioni esistono tra ciò che una persona fa e l’ambiente che la circonda.

Un comportamento può permettere di ottenere qualcosa, modificare una situazione, interrompere una richiesta oppure produrre direttamente una conseguenza significativa per la persona. In alcuni casi può anche assumere un chiaro valore comunicativo.

Da ricordare. Comprendere la funzione di un comportamento non significa giustificarlo o lasciarlo continuare quando è pericoloso. Significa cercare di capire quali condizioni lo rendono efficace, così da poter costruire alternative più utili.

Questa prospettiva è centrale nell’Analisi del Comportamento Applicata (ABA), che studia il comportamento attraverso relazioni osservabili e verificabili, evitando per quanto possibile spiegazioni basate esclusivamente su etichette o giudizi.

Cosa intendiamo per comportamento

Nel linguaggio quotidiano la parola “comportamento” viene spesso utilizzata soprattutto quando qualcosa crea una difficoltà: un rifiuto, un’aggressione, un urlo oppure un’opposizione.

In analisi del comportamento, però, il termine ha un significato molto più ampio.

Comportamento è ciò che una persona fa. Per esempio:

  • chiedere aiuto;
  • ridere;
  • piangere;
  • indicare;
  • condividere un gioco;
  • alzarsi dalla sedia;
  • vestirsi;
  • urlare;
  • rifiutare;
  • scrivere;
  • aspettare;
  • abbracciare;
  • utilizzare un comunicatore.

Anche i comportamenti che consideriamo desiderabili sono influenzati dalle condizioni nelle quali si verificano e dalle conseguenze che hanno prodotto nel tempo.

Osservare il comportamento senza attribuirgli immediatamente un valore morale rappresenta quindi il primo passo per comprenderlo meglio.

Funzione del comportamento non significa intenzione

Dire che un comportamento possiede una funzione non significa necessariamente affermare che il bambino abbia deciso consapevolmente di utilizzarlo per raggiungere un determinato risultato.

Un comportamento può diventare più probabile semplicemente perché, nella storia della persona, è stato seguito da conseguenze importanti.

Per esempio, un bambino potrebbe iniziare a urlare ogni volta che viene presentata una determinata attività. Se in molte occasioni le urla sono state seguite dall’interruzione del compito, quella sequenza può contribuire al mantenimento del comportamento.

Questo processo non richiede necessariamente che il bambino pensi: “Adesso urlo così il compito viene tolto”.

Funzione non significa manipolazione. L’analisi riguarda le relazioni tra comportamento e conseguenze, non un giudizio sulle intenzioni della persona.

Quando il comportamento assume un valore comunicativo

In molte situazioni il comportamento può rappresentare il modo più efficace che un bambino possiede, in quel momento, per modificare ciò che sta accadendo.

Questo è particolarmente evidente quando le competenze comunicative sono ancora limitate.

Un bambino potrebbe, per esempio:

  • piangere quando desidera un oggetto;
  • prendere la mano dell’adulto quando ha bisogno di aiuto;
  • lanciare un materiale per interrompere un’attività;
  • allontanarsi quando l’ambiente è troppo impegnativo;
  • urlare quando non riesce a ottenere attenzione in altro modo.

In questi casi può essere utile insegnare una modalità comunicativa più semplice, chiara e sicura che permetta di ottenere un risultato simile.

La risposta alternativa può consistere in una parola, un gesto, un’immagine, un simbolo oppure un dispositivo. Ne parliamo più approfonditamente nella guida dedicata alla comunicazione nei bambini autistici: richieste, parole e gesti.

È comunque importante non concludere che ogni comportamento rappresenti necessariamente una comunicazione intenzionale. Alcuni comportamenti possono essere mantenuti anche da conseguenze non mediate da altre persone.

Le quattro principali funzioni del comportamento nei bambini

Nella pratica comportamentale vengono spesso utilizzate quattro grandi categorie per organizzare le possibili funzioni.

Questa classificazione rappresenta una mappa orientativa: non permette di stabilire automaticamente la funzione osservando soltanto la forma del comportamento.

1. Ottenere attenzione o interazione sociale

Alcuni comportamenti possono essere seguiti dall’attenzione di un adulto, di un fratello, di un insegnante oppure di un compagno.

L’attenzione non deve necessariamente essere positiva. Anche un rimprovero, una spiegazione molto lunga o l’interruzione di ciò che l’adulto stava facendo rappresentano forme di interazione.

Immaginiamo che un genitore stia parlando al telefono. Il bambino lancia un oggetto e il genitore interrompe immediatamente la conversazione, si avvicina e inizia a parlare con lui.

Se sequenze simili si ripetono molte volte, sarà utile verificare se l’attenzione ottenuta dopo il comportamento contribuisca al suo mantenimento.

Questo non significa che il bambino “voglia provocare” il genitore. L’analisi riguarda ciò che accade concretamente nella situazione.

2. Ottenere un oggetto o un’attività

Alcuni comportamenti possono permettere di accedere a qualcosa di desiderato.

Può trattarsi di:

  • un giocattolo;
  • uno snack;
  • un tablet;
  • un video;
  • una canzone;
  • un’attività;
  • un luogo;
  • la continuazione di un gioco.

Il collegamento è spesso evidente quando il bambino richiede qualcosa e, dopo urla o pianto, ottiene ciò che desiderava.

Per comprendere perché alcune conseguenze possano aumentare la probabilità futura di un comportamento è utile approfondire il rinforzo positivo nell’ABA.

Il punto centrale non è stabilire se l’adulto abbia “premiato” intenzionalmente il comportamento. Una conseguenza viene definita rinforzante osservando l’effetto che produce nel tempo.

3. Fuggire, evitare o interrompere una situazione

Un’altra possibile funzione riguarda l’interruzione o il rinvio di qualcosa che la persona trova difficile, faticoso, poco comprensibile oppure sgradevole.

Il comportamento potrebbe comparire durante:

  • un compito scolastico;
  • una richiesta di autonomia;
  • una transizione;
  • un’attesa;
  • un’attività sociale;
  • un ambiente particolarmente rumoroso;
  • una situazione associata a disagio.

Se un bambino si alza ripetutamente durante un esercizio e, ogni volta, il compito viene sospeso, sarà utile osservare se la rimozione dell’attività possa avere un ruolo nel mantenimento della risposta.

Questo non significa che il compito debba essere imposto a qualsiasi costo. È necessario verificare anche difficoltà, comprensione, durata, fatica, richieste e condizioni ambientali.

4. Rinforzo automatico

Non tutte le conseguenze dipendono dalla risposta di un’altra persona.

Alcuni comportamenti possono produrre direttamente effetti che risultano significativi per chi li mette in atto.

Per esempio, il comportamento può:

  • produrre una determinata stimolazione;
  • fornire movimento o pressione;
  • generare un particolare effetto visivo o sonoro;
  • attenuare temporaneamente una sensazione sgradevole;
  • contribuire alla regolazione della persona.

In analisi del comportamento si parla in questi casi di rinforzo automatico, perché la conseguenza rilevante non richiede necessariamente la mediazione sociale di un’altra persona.

Definire però un comportamento semplicemente come “sensoriale” non è sufficiente. Occorre comunque osservare quando compare, quando diminuisce e quali condizioni sembrano influenzarlo.

Attenzione. Le quattro categorie aiutano a formulare domande. Non permettono di attribuire automaticamente una funzione osservando soltanto ciò che il bambino fa.

Lo stesso comportamento può avere funzioni diverse

Due bambini possono urlare durante un’attività e, nonostante la somiglianza esterna, trovarsi in condizioni completamente differenti.

Per un bambino le urla potrebbero essere seguite soprattutto dall’attenzione dell’adulto. Per un altro potrebbero produrre regolarmente l’interruzione di un compito.

Rispondere allo stesso modo ai due episodi potrebbe quindi non essere efficace.

Comportamenti diversi possono produrre lo stesso risultato

Può verificarsi anche la situazione opposta.

Un bambino che desidera interrompere una richiesta potrebbe:

  • dire “no”;
  • alzarsi dalla sedia;
  • spingere il materiale;
  • piangere;
  • urlare;
  • allontanarsi dalla stanza.

Le forme sono differenti, ma potrebbero produrre una conseguenza simile.

Uno stesso comportamento può avere più funzioni

Nella vita reale non sempre esiste una sola funzione stabile in qualsiasi situazione.

Un comportamento può produrre conseguenze differenti in momenti e contesti diversi.

Per esempio, le urla potrebbero permettere l’interruzione di un compito a scuola e produrre attenzione a casa.

Per questo motivo è poco utile dire che un bambino “urla per attenzione” come se quella frase spiegasse qualsiasi episodio futuro.

Osservare cosa succede prima e dopo: il modello ABC

Per iniziare a comprendere le condizioni associate a un comportamento può essere utile organizzare l’osservazione attraverso il modello ABC nell’ABA.

La sigla indica:

  • A – Antecedente: ciò che accade immediatamente prima del comportamento;
  • B – Behavior: il comportamento osservabile;
  • C – Conseguenza: ciò che accade immediatamente dopo.

Questo schema aiuta a trasformare una descrizione come “oggi era nervoso” in informazioni più concrete.

Un esempio di osservazione ABC

  • Antecedente: la maestra chiede al bambino di scrivere una frase.
  • Comportamento: il bambino strappa il foglio e lo lascia cadere a terra.
  • Conseguenza: l’attività viene interrotta e il bambino esce temporaneamente dalla classe con un adulto.

Questa osservazione può far emergere una domanda: il comportamento potrebbe essere collegato all’interruzione del compito?

La formulazione corretta è però un’ipotesi, non una conclusione.

L’ABC non dimostra da solo la funzione

Una singola sequenza antecedente-comportamento-conseguenza non permette di stabilire con certezza la funzione di un comportamento.

Per formulare ipotesi più affidabili è necessario osservare più episodi e confrontare:

  • situazioni nelle quali il comportamento compare;
  • situazioni nelle quali non compare;
  • persone presenti;
  • attività in corso;
  • conseguenze che seguono frequentemente il comportamento;
  • variazioni tra diversi ambienti.

Le valutazioni descrittive possono quindi fornire informazioni utili, ma non equivalgono automaticamente a una functional analysis sperimentale.

Hanley ha approfondito il ruolo e i limiti delle procedure di valutazione funzionale in un contributo pubblicato su Behavior Analysis in Practice, disponibile tramite PubMed Central.

Descrivere il comportamento, non interpretarlo

Una buona osservazione dovrebbe permettere a persone differenti di capire cosa è realmente accaduto.

“È aggressivo” descrive poco.

“Ha spinto il compagno con entrambe le mani dopo che il compagno ha preso la macchinina” contiene invece informazioni osservabili.

Allo stesso modo, “fa i capricci” può essere sostituito da:

“Quando il padre spegne il tablet, il bambino si sdraia sul pavimento, urla e colpisce il pavimento con i piedi per circa tre minuti.”

Questa precisione non rappresenta un esercizio tecnico fine a sé stesso.

Permette a famiglia, scuola e professionisti di parlare dello stesso comportamento e di verificare con maggiore affidabilità eventuali cambiamenti.

Il ruolo del contesto

Un comportamento può comparire frequentemente in un ambiente e raramente in un altro.

Un bambino potrebbe affrontare una transizione senza difficoltà a scuola e manifestare una forte opposizione durante una transizione apparentemente simile a casa.

Questo non dimostra che “con la maestra si comporta bene e con i genitori fa quello che vuole”.

I due ambienti possono differire per:

  • tipo di richiesta;
  • modalità con cui viene presentata;
  • prevedibilità;
  • persone presenti;
  • durata delle attività;
  • conseguenze disponibili;
  • stimoli ambientali;
  • possibilità di scelta;
  • livello di stanchezza;
  • routine precedenti.

Confrontare più contesti permette quindi di comprendere meglio quali condizioni facilitino oppure rendano più difficile la partecipazione.

Comportamento, salute e condizioni di benessere

Non tutti i cambiamenti comportamentali devono essere interpretati esclusivamente attraverso variabili educative o ambientali.

Dolore, malessere, sonno insufficiente, fame, stanchezza oppure altri cambiamenti fisici possono modificare il modo in cui una persona reagisce alle normali richieste quotidiane.

Per questo motivo, un comportamento nuovo, improvviso, particolarmente intenso oppure molto diverso rispetto al funzionamento abituale merita attenzione anche sul piano sanitario.

Un cambiamento improvviso non dovrebbe essere attribuito automaticamente all’autismo o al comportamento. Quando necessario, è importante coinvolgere pediatra e professionisti sanitari di riferimento.

Le indicazioni dell’National Institute for Health and Care Excellence (NICE) richiamano l’importanza di considerare fattori fisici, ambientali e comunicativi quando sono presenti comportamenti che interferiscono significativamente con la quotidianità.

Perché capire la funzione prima di intervenire

Due comportamenti identici possono richiedere interventi molto diversi.

Immaginiamo due bambini che urlano.

Nel primo caso le urla compaiono soprattutto quando l’adulto interrompe l’attenzione e tendono a essere seguite da interazioni prolungate.

Nel secondo episodio, invece, le urla si verificano durante compiti difficili e sono spesso seguite dall’interruzione dell’attività.

Applicare indiscriminatamente la stessa risposta può significare ignorare le condizioni che rendono efficace uno dei due comportamenti.

Per questa ragione, la domanda iniziale non dovrebbe essere soltanto:

“Come faccio a farlo smettere?”

Può essere più utile chiedersi: “Quali condizioni sembrano rendere efficace questo comportamento e quale alternativa possiamo insegnare?”

Cosa fare quando emerge un’ipotesi sulla funzione

Individuare una possibile funzione non rappresenta la conclusione del percorso.

Serve piuttosto a orientare le strategie successive.

In linea generale è possibile lavorare su due direzioni complementari:

  • modificare alcune condizioni ambientali che rendono il comportamento particolarmente probabile;
  • insegnare competenze alternative che permettano alla persona di ottenere un risultato simile in modo più sicuro e funzionale.

Modificare il contesto

Intervenire sull’ambiente può significare:

  • rendere una richiesta più comprensibile;
  • ridurre temporaneamente la difficoltà;
  • anticipare una transizione;
  • offrire una scelta;
  • utilizzare un supporto visivo;
  • organizzare pause appropriate;
  • ridurre elementi ambientali realmente disturbanti;
  • dividere un’attività complessa in passaggi più gestibili.

Modificare il contesto non significa eliminare per sempre qualsiasi difficoltà. L’obiettivo è creare condizioni nelle quali il bambino possa apprendere con maggiori probabilità di successo.

Insegnare un’alternativa funzionale

Se un comportamento permette di ottenere qualcosa di importante, togliere semplicemente quella risposta lascia comunque presente il bisogno o la condizione che l’aveva resa efficace.

È quindi utile insegnare una modalità alternativa.

Per esempio:

  • chiedere una pausa invece di lanciare il materiale;
  • chiedere aiuto invece di strappare il foglio;
  • richiedere attenzione invece di interrompere attraverso un comportamento pericoloso;
  • indicare un oggetto invece di urlare;
  • comunicare “finito” attraverso una parola, un gesto o un simbolo.

Il Functional Communication Training è un approccio studiato proprio per insegnare risposte comunicative che possano sostituire comportamenti problematici quando questi producono conseguenze socialmente mediate. Una revisione di Tiger, Hanley e Bruzek è disponibile su PubMed Central.

Comportamento, apprendimento e conseguenze

I comportamenti che continuano a comparire nel tempo spesso producono conseguenze rilevanti nelle condizioni in cui vengono messi in atto.

Se un comportamento viene seguito da una conseguenza che ne aumenta la probabilità futura, in analisi del comportamento parliamo di rinforzo.

Questo principio riguarda sia comportamenti che desideriamo ridurre sia competenze che vogliamo sviluppare.

Per esempio, un bambino potrebbe imparare progressivamente che:

  • chiedendo aiuto riceve supporto;
  • utilizzando un simbolo riesce a ottenere ciò che desidera;
  • aspettando per un breve periodo può poi accedere a un’attività;
  • completando autonomamente una routine sperimenta una conseguenza significativa.

Allo stesso modo, una risposta problematica può diventare più probabile quando produce regolarmente conseguenze importanti.

Il collegamento tra comportamento e conseguenze viene approfondito nella guida sul rinforzo positivo nell’ABA: cos’è, come funziona ed esempi pratici.

L’obiettivo non è “premiare tutto”, ma comprendere quali conseguenze stiano realmente influenzando ciò che la persona farà in futuro.

Errori frequenti nell’interpretazione del comportamento

Pensare subito “lo fa apposta”

Concentrarsi esclusivamente sull’intenzione presunta rende più difficile osservare le condizioni concrete nelle quali il comportamento compare.

È generalmente più utile chiedersi cosa accade prima e dopo rispetto a tentare di stabilire immediatamente cosa il bambino stesse pensando.

Utilizzare etichette come “viziato” o “manipolatore”

Queste parole esprimono un giudizio ma non indicano quali elementi possano essere modificati.

Descrizioni osservabili forniscono invece informazioni che possono essere confrontate nel tempo.

Ignorare automaticamente il comportamento

“Ignorare” non è una tecnica universale.

La sua efficacia e appropriatezza dipendono dalle condizioni che mantengono il comportamento e dal livello di rischio.

Non è appropriato ignorare dolore, pericolo, autolesionismo, sovraccarico oppure richieste comunicative importanti.

Cercare soltanto una conseguenza punitiva

Ridurre momentaneamente una risposta non significa necessariamente avere insegnato cosa fare al suo posto.

Quando possibile, il percorso dovrebbe costruire contemporaneamente una competenza alternativa efficace.

Attribuire la funzione dopo un solo episodio

Un episodio può suggerire una domanda, ma raramente permette una conclusione affidabile.

Più osservazioni aiutano a verificare se determinate sequenze si ripetono.

Quando il comportamento diventa un problema significativo

Non ogni comportamento difficile richiede un percorso specialistico.

Alcune risposte fanno parte delle normali difficoltà dello sviluppo e possono diminuire con l’aumento delle competenze comunicative, sociali e di autoregolazione.

Un confronto professionale diventa particolarmente importante quando il comportamento:

  • provoca lesioni;
  • espone il bambino o altre persone a pericoli;
  • è molto frequente o prolungato;
  • aumenta rapidamente di intensità;
  • limita significativamente scuola, famiglia o uscite;
  • interferisce con comunicazione e autonomie;
  • non migliora con le strategie già sperimentate;
  • produce un elevato livello di stress familiare.

Queste situazioni vengono affrontate in modo più specifico nell’approfondimento dedicato ai comportamenti problema nell’autismo, dove vengono analizzati valutazione funzionale, sicurezza, prevenzione e insegnamento delle alternative.

In questo modo i due temi restano distinti: comprendere la funzione rappresenta un principio generale dell’analisi del comportamento; la gestione dei comportamenti gravi richiede invece una valutazione più articolata.

Il ruolo di un percorso comportamentale

Un intervento comportamentale individualizzato parte dalla raccolta di informazioni concrete.

Il percorso può includere:

  • colloquio con la famiglia;
  • definizione osservabile del comportamento;
  • raccolta di dati;
  • osservazione nei diversi contesti;
  • analisi di antecedenti e conseguenze;
  • formulazione di ipotesi funzionali;
  • modifiche ambientali;
  • insegnamento di competenze alternative;
  • monitoraggio dei cambiamenti;
  • generalizzazione nella quotidianità.

La revisione di Hanley, Iwata e McCord sulla functional analysis rappresenta uno dei riferimenti fondamentali per comprendere lo sviluppo delle procedure sperimentali utilizzate nell’analisi funzionale del comportamento. Il lavoro è disponibile su PubMed Central.

Un percorso non dovrebbe avere come obiettivo semplicemente quello di “correggere” il bambino. Il cambiamento dovrebbe riguardare anche comunicazione, autonomia, partecipazione e qualità della vita.

Le principali modalità di lavoro sono descritte nella pagina dedicata agli interventi di Studio KineAba.

Cosa può osservare la famiglia

I genitori non devono trasformarsi in analisti del comportamento. Possono però raccogliere informazioni molto utili sulla quotidianità.

Quando un episodio si ripete, può essere utile annotare:

  • quando si è verificato;
  • dove;
  • chi era presente;
  • cosa stava succedendo prima;
  • cosa ha fatto concretamente il bambino;
  • quanto è durato;
  • come hanno risposto gli adulti;
  • cosa è successo immediatamente dopo;
  • se la stessa situazione viene talvolta affrontata senza difficoltà.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante.

Osservare soltanto le crisi mostra quando qualcosa non funziona. Guardare anche i momenti di successo può aiutare a capire quali condizioni facilitino il bambino.

Riconoscere i segnali precursori

Alcuni episodi intensi possono essere preceduti da comportamenti meno pericolosi.

Per esempio:

  • il bambino allontana il materiale;
  • aumentano le vocalizzazioni;
  • chiede ripetutamente la stessa cosa;
  • prova ad allontanarsi;
  • copre le orecchie;
  • riduce la partecipazione;
  • mostra maggiore agitazione motoria.

Riconoscere questi segnali può permettere di intervenire prima che la situazione diventi molto difficile, per esempio chiarendo la richiesta oppure suggerendo una modalità comunicativa già appresa.

Il ruolo del Parent Training

Una strategia può essere tecnicamente corretta e risultare comunque poco utile se non è sostenibile nella vita della famiglia.

Il Parent Training ABA permette di condividere con i genitori modalità di osservazione e strategie applicabili nelle routine reali.

Il lavoro può aiutare la famiglia a:

  • descrivere con maggiore precisione ciò che accade;
  • riconoscere alcune condizioni ricorrenti;
  • creare opportunità per utilizzare competenze alternative;
  • rispondere in modo più coerente;
  • monitorare i cambiamenti;
  • evitare strategie improvvisate o contraddittorie.

L’obiettivo non è trasformare la casa in un ambiente terapeutico permanente. Le strategie dovrebbero integrarsi nella quotidianità e mantenere al centro la relazione familiare.

Quando può essere utile rivolgersi a un professionista

Un confronto può essere utile quando la famiglia osserva comportamenti persistenti ma non riesce a comprenderne le condizioni associate oppure quando le strategie utilizzate producono risultati molto variabili.

La valutazione diventa particolarmente importante in presenza di comportamenti che interferiscono in modo significativo con:

  • sicurezza;
  • apprendimento;
  • comunicazione;
  • autonomie;
  • relazioni;
  • frequenza scolastica;
  • routine familiari;
  • partecipazione sociale.

Per orientarsi sui possibili segnali e sul ruolo del professionista è disponibile anche l’approfondimento dedicato a quando rivolgersi a un tecnico ABA.

Nei casi complessi, la collaborazione con le figure sanitarie ed educative che seguono il bambino rimane fondamentale.

In sintesi

Comprendere le funzioni del comportamento nei bambini significa passare da etichette come “capriccio”, “opposizione” o “provocazione” a domande più precise sulle condizioni nelle quali un comportamento compare e si mantiene.

Le quattro categorie più frequentemente utilizzate come riferimento sono:

  • ottenere attenzione o interazione sociale;
  • ottenere oggetti o attività;
  • fuggire, evitare o interrompere determinate situazioni;
  • ottenere conseguenze attraverso rinforzo automatico.

La forma del comportamento, però, non permette da sola di stabilirne la funzione.

Occorre osservare antecedenti, conseguenze, contesti e cambiamenti nel tempo. Il modello ABC può aiutare a organizzare queste informazioni, ma non sostituisce una valutazione funzionale quando questa è necessaria.

Una volta individuate ipotesi sufficientemente solide, l’obiettivo non è soltanto ridurre ciò che crea difficoltà. È altrettanto importante modificare le condizioni ambientali e insegnare competenze che permettano al bambino di comunicare, partecipare e affrontare la quotidianità attraverso modalità più efficaci.

Comprendere la funzione significa chiedersi non soltanto “cosa sta facendo il bambino?”, ma anche “in quali condizioni succede e cosa rende questo comportamento efficace?”.

Fonti e riferimenti scientifici

  • Behavior Analyst Certification Board (BACB). About Behavior Analysis. Introduzione istituzionale ai principi dell’analisi del comportamento. Consulta il sito ufficiale del BACB.
  • Hanley G.P. (2012). Functional Assessment of Problem Behavior: Dispelling Myths, Overcoming Implementation Obstacles, and Developing New Lore. Behavior Analysis in Practice. Consulta l’articolo su PubMed Central.
  • Hanley G.P., Iwata B.A., McCord B.E. (2003). Functional Analysis of Problem Behavior: A Review. Journal of Applied Behavior Analysis. Consulta la revisione su PubMed Central.
  • Tiger J.H., Hanley G.P., Bruzek J. (2008). Functional Communication Training: A Review and Practical Guide. Behavior Analysis in Practice. Consulta l’articolo su PubMed Central.
  • National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Autism spectrum disorder in under 19s: support and management. Consulta la linea guida NICE.
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS). Linea guida sulla diagnosi e sul trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti. Consulta il riferimento ISS.

Domande frequenti sulle funzioni del comportamento

Significato e interpretazione

Mio figlio fa i capricci: significa che è viziato?

No. “Capriccio” è un’etichetta generica che descrive poco ciò che sta realmente accadendo. È più utile osservare in quali condizioni il comportamento compare, cosa accade prima e quali conseguenze lo seguono.

Un comportamento ha sempre una funzione?

Nell’analisi del comportamento si studiano le relazioni tra comportamento e ambiente, comprese le conseguenze che possono contribuire al suo mantenimento. Questo non significa che la funzione possa essere identificata semplicemente osservando una singola risposta.

Avere una funzione significa che il bambino lo fa intenzionalmente?

No. Un comportamento può diventare più probabile perché in passato ha prodotto determinate conseguenze, senza che la persona debba necessariamente pianificarlo o utilizzarlo con un’intenzione consapevole di manipolare qualcuno.

Ogni comportamento è una forma di comunicazione?

Non necessariamente. Molti comportamenti possono assumere una funzione comunicativa, soprattutto quando consentono di ottenere, rifiutare o modificare qualcosa. Altri possono essere mantenuti da conseguenze prodotte direttamente dal comportamento stesso, come nel rinforzo automatico.

Le principali funzioni

Quali sono le principali funzioni del comportamento?

Come mappa orientativa vengono spesso considerate quattro grandi categorie: attenzione o interazione sociale, accesso a oggetti o attività, fuga o evitamento e rinforzo automatico. La funzione effettiva deve però essere valutata nel contesto del singolo comportamento.

Uno stesso comportamento può avere più funzioni?

Sì. Uno stesso comportamento può produrre conseguenze differenti in situazioni diverse. Per questo non è corretto attribuire una funzione definitiva basandosi soltanto sulla forma della risposta.

Due comportamenti diversi possono avere la stessa funzione?

Sì. Una persona potrebbe utilizzare comportamenti differenti per ottenere un risultato simile, come interrompere un compito oppure ottenere attenzione. In questi casi le forme cambiano, mentre la relazione funzionale potrebbe essere simile.

Cosa significa rinforzo automatico?

Significa che il comportamento produce direttamente una conseguenza significativa senza richiedere necessariamente l’intervento di un’altra persona. Può riguardare, per esempio, stimolazione, movimento o riduzione temporanea di una sensazione sgradevole.

Osservazione e intervento

Come faccio a capire perché mio figlio mette in atto un comportamento?

Può essere utile osservare cosa accade immediatamente prima, descrivere concretamente il comportamento e registrare ciò che succede subito dopo. Più osservazioni in situazioni differenti possono aiutare a individuare pattern e formulare ipotesi.

Una scheda ABC permette di conoscere la funzione?

Non con certezza. Il modello ABC permette di organizzare le osservazioni e può contribuire alla formulazione di ipotesi, ma una relazione osservata non dimostra automaticamente la funzione del comportamento.

Ignorare un comportamento lo fa smettere?

Dipende dalle condizioni che mantengono il comportamento. Ignorare non è una strategia universale e può essere inappropriato in presenza di dolore, pericolo, sovraccarico o bisogni comunicativi. L’intervento dovrebbe essere scelto in base alla valutazione del caso.

Quando è utile rivolgersi a un professionista?

Un confronto può essere indicato quando il comportamento è molto frequente, intenso, persistente, comporta rischi, interferisce significativamente con scuola o vita familiare oppure quando le strategie già utilizzate non producono cambiamenti sufficienti.

Serve necessariamente una diagnosi per lavorare sul comportamento?

No. I principi dell’analisi del comportamento riguardano il comportamento umano e non dipendono dalla presenza di una specifica diagnosi. La valutazione e gli eventuali interventi devono comunque essere adattati alle caratteristiche e ai bisogni della singola persona.

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Articolo a cura di

Dott. Francesco Paolo Marulli

Tecnico ABA · Specialista in Neuroeducazione e Apprendimento Motorio

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