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Psicomotricità e sviluppo motorio

Quando rivolgersi a uno psicomotricista: cosa devi osservare

Cadute frequenti, difficoltà di coordinazione, scarso equilibrio, fatica nelle attività manuali ed evitamento dei giochi motori possono preoccupare una famiglia. La guida spiega quando rivolgersi a uno psicomotricista, quali segnali osservare e quando è opportuno confrontarsi prima con il pediatra.

13 min di lettura Pubblicato il 31 Luglio 2026 Aggiornato il 13 Agosto 2026

Copertina illustrata sull’articolo quando rivolgersi a uno psicomotricista, con focus su segnali da osservare nel movimento e nello sviluppo del bambino
Indice dell’articolo
  1. Quando rivolgersi a uno psicomotricista: in breve
  2. Ogni bambino ha i suoi tempi, ma non bisogna osservare soltanto l’età
  3. Il bambino cade frequentemente o appare poco stabile
  4. Fa fatica a correre, saltare o salire le scale
  5. Evita i giochi che coinvolgono il movimento
  6. Ha difficoltà nei giochi con la palla
  7. Le attività con le mani risultano particolarmente faticose
  8. Ha bisogno di molto aiuto nelle autonomie
  9. Appare molto affaticato nelle attività motorie o al tavolo
  10. Non sa come iniziare un movimento o una sequenza nuova
  11. Si orienta con difficoltà nello spazio
  12. Il movimento è molto impulsivo e poco organizzato
  13. La difficoltà provoca frustrazione o insicurezza
  14. Quando un segnale merita davvero attenzione
  15. È persistente
  16. Compare in più contesti
  17. Limita la partecipazione
  18. Richiede molto aiuto
  19. Non migliora con l’esperienza
  20. Produce disagio emotivo
  21. Cosa osservare nelle diverse età
  22. Nei bambini più piccoli
  23. Durante la scuola dell’infanzia
  24. Nei primi anni della scuola primaria
  25. Come prepararsi a un primo confronto
  26. Come si svolge l’osservazione psicomotoria
  27. Quando il primo riferimento deve essere il pediatra
  28. Il ruolo della famiglia
  29. Conclusione
  30. Domande frequenti

Ogni bambino cresce seguendo tempi e modalità personali. Alcuni iniziano molto presto a correre, arrampicarsi e utilizzare con precisione le mani; altri hanno bisogno di più tempo per sentirsi sicuri nel movimento, affrontare un ostacolo o imparare una nuova attività.

Queste differenze non indicano necessariamente la presenza di una difficoltà. Può però accadere che un genitore osservi nel proprio bambino cadute frequenti, insicurezza, scarsa coordinazione, difficoltà nelle attività manuali oppure una forte tendenza a evitare i giochi che coinvolgono il corpo.

In questi casi è naturale chiedersi se sia meglio aspettare oppure richiedere un’osservazione. Comprendere quando rivolgersi a uno psicomotricista non significa cercare un problema in ogni comportamento, ma riconoscere quei segnali che, quando persistono e interferiscono con la quotidianità, meritano maggiore attenzione.

Per comprendere meglio le competenze coinvolte puoi leggere anche la guida dedicata alla psicomotricità infantile: cos’è, a cosa serve e quando può essere utile.

Quando rivolgersi a uno psicomotricista: in breve

Una difficoltà merita maggiore attenzione soprattutto quando:

  • si presenta frequentemente e continua nel tempo;
  • compare in più ambienti, come casa, scuola e parco;
  • limita il gioco, le autonomie o la partecipazione;
  • richiede un aiuto costante da parte dell’adulto;
  • non migliora nonostante le occasioni di esperienza;
  • provoca frustrazione, evitamento o insicurezza.

Un singolo episodio, invece, raramente è sufficiente per trarre conclusioni. È più utile osservare il funzionamento complessivo del bambino e l’impatto concreto della difficoltà sulla sua vita quotidiana.

Ogni bambino ha i suoi tempi, ma non bisogna osservare soltanto l’età

Le tappe dello sviluppo aiutano a comprendere come maturano progressivamente le competenze del bambino. Non riguardano soltanto il movimento, ma anche il modo in cui gioca, apprende, agisce e partecipa alla vita quotidiana.

I CDC descrivono le principali tappe evolutive, precisando però che le checklist non sostituiscono una valutazione strutturata dello sviluppo.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità utilizza delle finestre di acquisizione delle principali competenze motorie. Questo significa che lo sviluppo non avviene in una giornata prestabilita e che esiste una naturale variabilità tra bambini.

Un bambino può quindi acquisire una determinata abilità leggermente più tardi rispetto ai coetanei senza presentare una reale difficoltà. L’attenzione aumenta quando più competenze appaiono fragili oppure quando il movimento non viene utilizzato in modo efficace nelle situazioni quotidiane.

Il bambino cade frequentemente o appare poco stabile

Le cadute fanno parte dello sviluppo, soprattutto quando il bambino sta imparando a correre, saltare, cambiare direzione o muoversi su superfici nuove.

È utile prestare maggiore attenzione quando il bambino:

  • inciampa molto frequentemente;
  • urta spesso mobili, porte o persone;
  • perde facilmente l’equilibrio;
  • fatica a fermarsi durante la corsa;
  • evita superfici irregolari;
  • cerca continuamente un appoggio;
  • appare insicuro anche negli ambienti conosciuti.

Non bisogna osservare soltanto quante volte cade, ma anche che cosa accade prima della caduta. La difficoltà potrebbe riguardare l’equilibrio, il controllo posturale, la coordinazione oppure la capacità di adattare il movimento allo spazio circostante.

Fa fatica a correre, saltare o salire le scale

Le attività motorie globali coinvolgono contemporaneamente equilibrio, forza, coordinazione e pianificazione del movimento.

Il bambino potrebbe mostrare difficoltà nel:

  • correre in modo fluido;
  • saltare con entrambi i piedi;
  • superare piccoli ostacoli;
  • salire e scendere le scale;
  • cambiare direzione;
  • arrampicarsi;
  • alzarsi da terra;
  • mantenere una posizione stabile.

Un elemento importante è l’evoluzione nel tempo. Se il bambino incontra inizialmente una difficoltà ma, attraverso il gioco e l’esperienza, mostra progressi graduali, il processo potrebbe rientrare nella sua personale traiettoria di sviluppo.

Se invece continua a incontrare lo stesso ostacolo, evita di provarci o necessita sempre dello stesso livello di aiuto, può essere utile approfondire.

Evita i giochi che coinvolgono il movimento

Alcuni bambini preferiscono spontaneamente attività tranquille come costruzioni, libri, disegno o gioco simbolico. Questa preferenza non rappresenta necessariamente una difficoltà.

L’evitamento merita attenzione quando sembra derivare dalla paura di non riuscire o dalla sensazione di non controllare adeguatamente il proprio corpo.

Il bambino può:

  • rifiutare di andare al parco;
  • osservare gli altri senza partecipare;
  • evitare i giochi con la palla;
  • non voler utilizzare scivoli o strutture motorie;
  • abbandonare rapidamente un’attività;
  • chiedere subito l’aiuto dell’adulto;
  • dire frequentemente di non essere capace.

In questi casi il bambino potrebbe non rifiutare il movimento in sé, ma la sensazione di insicurezza che prova durante l’attività. Evitare ripetutamente le esperienze motorie riduce inoltre le occasioni di esercitarsi e può rafforzare la convinzione di non essere capace.

Ha difficoltà nei giochi con la palla

Lanciare, prendere, calciare o far rimbalzare una palla richiede la collaborazione di numerose competenze.

  • seguire visivamente l’oggetto;
  • prevederne la direzione;
  • posizionare il corpo;
  • coordinare mani o piedi;
  • regolare la forza;
  • rispettare il momento dell’azione.

Può essere utile approfondire quando il bambino non riesce quasi mai a prendere una palla lanciata lentamente, non calibra il lancio, si gira per evitarla oppure abbandona rapidamente il gioco.

Queste difficoltà possono incidere anche sulla partecipazione sociale, perché molti giochi tra bambini coinvolgono una palla, una rincorsa, un lancio o uno scambio.

Cadute frequenti, difficoltà di equilibrio, evitamento dei giochi motori e fatica nelle attività manuali sono alcuni dei segnali da osservare nella quotidianità.

Le attività con le mani risultano particolarmente faticose

Lo sviluppo psicomotorio comprende anche la motricità fine e la coordinazione tra sguardo, postura e movimento delle mani.

Le difficoltà possono emergere quando il bambino deve:

  • infilare piccoli elementi;
  • completare un incastro;
  • costruire con i blocchi;
  • aprire o chiudere contenitori;
  • utilizzare le posate;
  • maneggiare bottoni o cerniere;
  • tagliare con le forbici;
  • utilizzare matite e pennarelli;
  • manipolare piccoli oggetti.

Il servizio sanitario britannico NHS riporta, tra gli esempi di possibili difficoltà di movimento e coordinazione, attività come correre, saltare, prendere una palla, disegnare, usare le forbici e vestirsi.

Questi esempi non devono essere utilizzati per formulare conclusioni autonome. Servono piuttosto a comprendere quanto le competenze motorie possano incidere su numerosi aspetti della quotidianità.

Non bisogna inoltre concentrarsi soltanto sulle dita. Una prestazione manuale può essere influenzata anche da una postura poco stabile, dalla coordinazione tra occhio e mano e dalla difficoltà a utilizzare insieme le due mani.

Ha bisogno di molto aiuto nelle autonomie

Vestirsi, lavarsi, mangiare e riordinare sono attività complesse. Per completarle il bambino deve comprendere una sequenza, mantenere una posizione, coordinare le mani e orientare correttamente gli oggetti.

Può essere utile osservare se il bambino:

  • fatica a infilare o sfilare gli indumenti;
  • incontra molte difficoltà con bottoni e cerniere;
  • utilizza le posate con grande fatica;
  • rovescia frequentemente cibo o bevande;
  • non riesce ad aprire lo zaino o alcuni contenitori;
  • impiega molto tempo per prepararsi;
  • richiede continuamente l’intervento dell’adulto;
  • si arrende prima ancora di provare.

Il confronto con gli altri bambini non deve diventare una gara. Serve solamente a comprendere se il livello di difficoltà limita l’autonomia e la partecipazione nella vita quotidiana.

Appare molto affaticato nelle attività motorie o al tavolo

Alcuni bambini sembrano stancarsi rapidamente anche durante attività brevi. Possono appoggiarsi continuamente, scivolare sulla sedia, cambiare spesso posizione, sostenere la testa con le mani o evitare attività che richiedono stabilità.

Questi comportamenti non indicano necessariamente scarso interesse o mancanza di volontà. A volte il bambino deve compiere uno sforzo maggiore per mantenere la postura, controllare il corpo e utilizzare le mani.

Di conseguenza, un’attività semplice per gli altri può risultare molto più impegnativa per lui.

Non sa come iniziare un movimento o una sequenza nuova

Alcuni bambini comprendono che cosa viene richiesto, ma sembrano non sapere come organizzare il corpo per iniziare.

Davanti a un percorso o a un gesto nuovo possono:

  • restare fermi;
  • osservare a lungo senza iniziare;
  • procedere per numerosi tentativi;
  • utilizzare strategie poco efficaci;
  • aspettare che l’adulto li muova;
  • imitare soltanto una parte dell’azione;
  • ripetere sempre lo stesso movimento.

Questa difficoltà può riguardare la pianificazione motoria, cioè la capacità di immaginare, organizzare ed eseguire una sequenza finalizzata.

Può emergere sia nel gioco sia nelle autonomie. Preparare lo zaino, lavarsi le mani, vestirsi o riordinare richiede infatti di organizzare più passaggi in un ordine efficace.

Si orienta con difficoltà nello spazio

Il movimento richiede una progressiva comprensione delle relazioni spaziali. Il bambino deve imparare a gestire concetti come dentro e fuori, sopra e sotto, davanti e dietro, vicino e lontano, destra e sinistra.

Le difficoltà possono diventare visibili quando non riesce a seguire un semplice percorso, si perde nelle sequenze, fatica a posizionare gli oggetti oppure utilizza con difficoltà lo spazio del foglio.

L’orientamento spaziale non si costruisce soltanto attraverso spiegazioni verbali. Si sviluppa soprattutto mediante esperienze concrete vissute con il corpo.

Il movimento è molto impulsivo e poco organizzato

Alcuni bambini sono continuamente in movimento, passano rapidamente da un’attività all’altra e sembrano non valutare adeguatamente lo spazio o il rischio.

Possono correre senza fermarsi, urtare gli oggetti, lanciare con troppa forza, salire senza controllare il corpo o iniziare un’attività prima di aver compreso la consegna.

Non sempre si tratta di una difficoltà esclusivamente motoria. È necessario considerare anche attenzione, comprensione, regolazione e contesto.

Un percorso psicomotorio può risultare utile quando il bambino ha bisogno di imparare gradualmente a modulare la velocità, fermarsi, aspettare, controllare la forza e completare un’azione prima di iniziarne un’altra.

La difficoltà provoca frustrazione o insicurezza

L’aspetto emotivo è fondamentale. Un bambino che sperimenta frequentemente l’insuccesso può iniziare a dire «Non sono capace», «Non voglio farlo», «È troppo difficile» oppure «Fammi tu».

Quando l’evitamento aumenta, la difficoltà non riguarda più soltanto la qualità del movimento. Riguarda anche il modo in cui il bambino percepisce se stesso e le proprie possibilità.

Richiedere un confronto può quindi essere utile anche per proteggere la motivazione, ridurre la paura di sbagliare e permettere al bambino di sperimentare successi graduali.

Quando un segnale merita davvero attenzione

Una difficoltà merita maggiore attenzione quando presenta una o più delle seguenti caratteristiche.

È persistente

Non compare soltanto durante una giornata particolare, ma continua a essere osservata per settimane o mesi.

Compare in più contesti

Il bambino incontra difficoltà a casa, a scuola, al parco o durante altre attività.

Limita la partecipazione

La difficoltà impedisce al bambino di giocare, muoversi, vestirsi, utilizzare strumenti o partecipare con i coetanei.

Richiede molto aiuto

Il bambino dipende continuamente dall’adulto anche nelle attività in cui dovrebbe iniziare a sperimentare una maggiore autonomia.

Non migliora con l’esperienza

Nonostante le occasioni di prova, la competenza resta molto fragile oppure il bambino continua a utilizzare strategie poco efficaci.

Produce disagio emotivo

Il bambino si arrabbia, piange, si ritira, evita oppure svaluta frequentemente le proprie capacità.

Persistenza, difficoltà presenti in più contesti, ridotta partecipazione, bisogno costante di aiuto e frustrazione sono elementi da considerare insieme.

Cosa osservare nelle diverse età

Non esiste un elenco rigido valido per tutti. Le competenze e le richieste dell’ambiente cambiano durante la crescita.

Nei bambini più piccoli

  • controllo delle principali posture;
  • sicurezza nel cammino;
  • esplorazione dell’ambiente;
  • uso delle mani;
  • gioco con gli oggetti;
  • capacità di salire e scendere;
  • partecipazione alle prime autonomie.

Durante la scuola dell’infanzia

  • difficoltà nel correre e saltare;
  • scarso equilibrio;
  • evitamento dei giochi motori;
  • fatica nei percorsi;
  • difficoltà con costruzioni, forbici e strumenti grafici;
  • scarsa autonomia nel vestirsi o mangiare;
  • difficoltà nell’imitazione di gesti e movimenti.

Nei primi anni della scuola primaria

  • postura poco stabile al banco;
  • lentezza nelle attività manuali;
  • difficoltà nell’organizzazione dello spazio del foglio;
  • scarso controllo del gesto;
  • fatica durante le attività motorie;
  • difficoltà nei giochi con la palla;
  • scarsa autonomia nell’organizzazione del materiale;
  • evitamento delle attività di gruppo.

Le indicazioni basate sull’età possono orientare l’osservazione, ma non devono trasformarsi in una prova da somministrare continuamente al bambino.

Come prepararsi a un primo confronto

Prima di richiedere un’osservazione può essere utile raccogliere alcuni esempi concreti.

  • quali attività risultano difficili;
  • quando compare la difficoltà;
  • da quanto tempo è presente;
  • quanto aiuto è necessario;
  • quali attività il bambino evita;
  • come reagisce davanti all’errore;
  • che cosa è stato osservato a scuola;
  • quali competenze risultano invece più solide.

È preferibile descrivere comportamenti specifici. Dire «è molto impacciato» offre poche informazioni. È più utile spiegare: «Quando corre inciampa frequentemente», «non riesce a prendere una palla lanciata lentamente» oppure «ha bisogno di aiuto per infilare la maglietta».

Come si svolge l’osservazione psicomotoria

L’osservazione non consiste necessariamente nel sottoporre il bambino a una serie rigida di esercizi.

Vengono considerate le competenze presenti, le abilità emergenti e il modo in cui il bambino utilizza il corpo durante il gioco e le attività proposte.

  • come entra e si orienta nell’ambiente;
  • come esplora i materiali;
  • quali attività sceglie o evita;
  • come utilizza il corpo;
  • come affronta una difficoltà;
  • quanto aiuto richiede;
  • come comprende le consegne;
  • come reagisce al successo e all’errore;
  • quali competenze utilizza spontaneamente.

Possono essere proposti percorsi, giochi con la palla, attività di equilibrio, costruzioni, manipolazione, imitazione e semplici sequenze motorie.

L’obiettivo non è attribuire un giudizio alla prestazione, ma comprendere quali esperienze possano sostenere in modo più efficace la partecipazione e le autonomie del bambino.

Nella pagina dedicata agli interventi di Studio KineAba puoi approfondire come vengono costruiti i percorsi individualizzati.

Quando il primo riferimento deve essere il pediatra

Un’osservazione psicomotoria non sostituisce il confronto con il pediatra quando sono presenti segnali che richiedono un inquadramento sanitario.

È importante rivolgersi al pediatra quando il bambino:

  • perde abilità che aveva già acquisito;
  • presenta dolore durante il movimento;
  • manifesta una difficoltà comparsa improvvisamente;
  • mostra marcate asimmetrie nell’uso del corpo;
  • presenta una regressione generale dello sviluppo;
  • ha altri sintomi o condizioni di salute che preoccupano la famiglia.

Procedere più lentamente è diverso dal perdere una competenza. In presenza di regressione o di cambiamenti improvvisi, il pediatra rappresenta quindi il primo riferimento per decidere gli approfondimenti più appropriati.

Il ruolo della famiglia

La famiglia non deve trasformare la quotidianità in una continua verifica delle prestazioni del bambino.

È sufficiente prestare attenzione alle situazioni reali e offrire occasioni adeguate di esperienza.

  • lasciare al bambino il tempo di provare;
  • proporre attività graduali;
  • evitare confronti svalutanti;
  • valorizzare l’impegno e i piccoli progressi;
  • offrire un aiuto senza sostituirsi completamente;
  • scegliere giochi accessibili ma non troppo semplici;
  • osservare i cambiamenti nel tempo;
  • confrontarsi con la scuola.

La qualità delle esperienze è più importante della quantità degli esercizi. Il bambino ha bisogno di sperimentarsi in un ambiente nel quale possa provare, sbagliare e riprovare senza sentirsi giudicato.

Conclusione

Capire quando rivolgersi a uno psicomotricista significa osservare non soltanto ciò che il bambino riesce o non riesce a fare, ma anche quanto una difficoltà interferisca con il gioco, le autonomie, la scuola e la serenità quotidiana.

Cadute frequenti, impaccio, difficoltà di equilibrio, scarsa coordinazione, fatica nelle attività manuali ed evitamento dei giochi motori possono meritare attenzione soprattutto quando persistono, compaiono in più contesti e provocano frustrazione.

Richiedere un’osservazione non significa attribuire un’etichetta al bambino. Significa comprenderne meglio i bisogni, riconoscere i punti di forza e individuare le esperienze più adatte per sostenerne lo sviluppo.

Intervenire al momento giusto può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro nel proprio corpo, diventare più autonomo e partecipare con maggiore serenità alle attività di ogni giorno.

Per raccontare brevemente ciò che state osservando e comprendere quale possa essere il primo passo, puoi utilizzare la pagina Contatti di Studio KineAba.

Domande frequenti

A quale età ci si può rivolgere a uno psicomotricista?

Non esiste un’età unica. Un confronto può essere utile quando le difficoltà motorie, organizzative o nelle autonomie risultano persistenti e interferiscono con la vita quotidiana del bambino.

Un bambino che cade spesso ha necessariamente una difficoltà?

No. Le cadute fanno parte dello sviluppo. È utile approfondire quando sono molto frequenti, persistono nel tempo e si associano a difficoltà di equilibrio, coordinazione, evitamento o insicurezza.

È necessario avere una diagnosi?

No. L’osservazione può essere richiesta anche in presenza di dubbi o fragilità senza una diagnosi. Il confronto serve a comprendere se siano sufficienti indicazioni e monitoraggio o se possa essere utile un percorso più strutturato.

La scuola può suggerire un’osservazione psicomotoria?

Sì. Insegnanti ed educatori osservano il bambino durante le attività di gruppo, nei giochi, nelle autonomie e nei compiti grafici. Le loro osservazioni possono offrire informazioni utili da condividere con la famiglia.

Quanto tempo bisogna osservare una difficoltà prima di chiedere un confronto?

Non esiste un periodo identico per tutti. È importante considerare frequenza, durata, impatto sulla quotidianità e reazione emotiva del bambino. Se la difficoltà limita chiaramente la partecipazione o genera forte preoccupazione, non è necessario attendere a lungo.

Quando è meglio rivolgersi prima al pediatra?

Il pediatra deve essere il primo riferimento quando il bambino perde abilità già acquisite, presenta dolore, una difficoltà comparsa improvvisamente, marcate asimmetrie o altri segnali di salute che preoccupano la famiglia.

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Articolo a cura di

Dott. Francesco Paolo Marulli

Tecnico ABA · Specialista in Neuroeducazione e Apprendimento Motorio

Professionista dedicato al supporto della persona, della famiglia e dei contesti educativi attraverso interventi individualizzati.

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