Difficoltà di coordinazione motoria nei bambini: segnali, cause e cosa osservare
Le difficoltà di coordinazione motoria possono emergere nella corsa, nei giochi con la palla, nell’uso delle mani e nelle autonomie. Questa guida spiega quali segnali osservare, come distinguere una difficoltà persistente dalla poca esperienza e quando può essere utile richiedere un confronto professionale.
Indice dell’articolo
- Cos’è, davvero, la coordinazione motoria
- Coordinazione globale e coordinazione fine
- Quando una difficoltà diventa evidente
- Corsa, salti e cambi di direzione
- Coordinazione ed equilibrio
- Coordinazione occhio-mano
- Difficoltà nei giochi con la palla
- Coordinazione bilaterale: far collaborare i due lati del corpo
- Pianificazione motoria: sapere cosa fare e come organizzarlo
- Coordinazione e motricità fine
- Coordinazione e autonomie quotidiane
- Poca esperienza o difficoltà persistente?
- Quando la difficoltà interferisce con la vita quotidiana
- Coordinazione e partecipazione sociale
- Coordinazione e autostima
- Cosa osservare a casa
- Cosa osservare a scuola
- Quando può essere utile chiedere un confronto professionale
- Come può aiutare un percorso psicomotorio
- Cosa può fare la famiglia, nel frattempo
- Quando rivolgersi prima al pediatra
- Difficoltà di coordinazione non significa automaticamente diagnosi
- In sintesi
- Domande frequenti
Indice dell’articolo
23 sezioni
- Cos’è, davvero, la coordinazione motoria
- Coordinazione globale e coordinazione fine
- Quando una difficoltà diventa evidente
- Corsa, salti e cambi di direzione
- Coordinazione ed equilibrio
- Coordinazione occhio-mano
- Difficoltà nei giochi con la palla
- Coordinazione bilaterale: far collaborare i due lati del corpo
- Pianificazione motoria: sapere cosa fare e come organizzarlo
- Coordinazione e motricità fine
- Coordinazione e autonomie quotidiane
- Poca esperienza o difficoltà persistente?
- Quando la difficoltà interferisce con la vita quotidiana
- Coordinazione e partecipazione sociale
- Coordinazione e autostima
- Cosa osservare a casa
- Cosa osservare a scuola
- Quando può essere utile chiedere un confronto professionale
- Come può aiutare un percorso psicomotorio
- Cosa può fare la famiglia, nel frattempo
- Quando rivolgersi prima al pediatra
- Difficoltà di coordinazione non significa automaticamente diagnosi
- In sintesi
- Domande frequenti
“Mio figlio è sempre il più impacciato del gruppo.” “Cade in continuazione, ma sarà normale alla sua età?” “Fatica con le forbici, con i bottoni, con la palla: dovrei preoccuparmi?”
Sono domande che arrivano spesso da genitori attenti, non allarmisti: persone che osservano il proprio bambino ogni giorno e sentono che qualcosa, nel modo in cui si muove, richiede più fatica del previsto. Questo articolo nasce per aiutarti a leggere questi segnali con maggiore chiarezza, senza trasformare l’osservazione in ansia e senza minimizzare quando invece un confronto professionale può davvero fare la differenza.
Per una visione più ampia dello sviluppo attraverso corpo, movimento e gioco, può essere utile leggere anche la nostra guida sulla psicomotricità infantile.
Cos’è, davvero, la coordinazione motoria
La coordinazione motoria non è un’abilità unica e isolata: è il risultato dell’integrazione di più capacità che permettono al bambino di organizzare il corpo nello spazio e nel tempo.
Pensiamo a un gesto apparentemente semplice come prendere una palla. Non basta muovere le mani. Il bambino deve:
- seguire visivamente l’oggetto;
- comprenderne la direzione e prevederne la traiettoria;
- orientare il corpo e mantenere una posizione stabile;
- preparare le braccia e aprire e chiudere le mani nel momento giusto;
- adattare il gesto se la traiettoria cambia all’ultimo istante.
Molti passaggi coordinati, spesso organizzati in una frazione di secondo. Ecco perché la coordinazione è presente in gran parte delle attività quotidiane, anche quando non ce ne accorgiamo.
Coordinazione globale e coordinazione fine
È utile distinguere due grandi aree.
La coordinazione globale riguarda i grandi movimenti del corpo: correre, saltare, arrampicarsi, cambiare direzione, pedalare, affrontare un percorso.
La coordinazione fine riguarda invece i movimenti più piccoli e precisi, soprattutto di mani e dita: costruire, disegnare, usare le forbici, aprire una confezione, manipolare piccoli oggetti, usare le posate, abbottonare un indumento.
Le due aree non sono completamente separate: per usare bene le mani, per esempio, il bambino ha bisogno anche di una postura sufficientemente stabile. Una stabilità posturale ancora fragile può rendere più impegnativo il controllo fine delle mani.

Quando una difficoltà diventa evidente
Alcune difficoltà emergono molto presto, altre diventano visibili solo quando aumentano le richieste dell’ambiente: l’ingresso alla scuola dell’infanzia, i primi giochi di squadra, le prime autonomie richieste a casa.
Nei primi anni il bambino può semplicemente apparire meno sicuro nel movimento. Più avanti possono emergere differenze nelle attività che richiedono precisione, velocità o organizzazione: inciampa spesso, fatica a mantenere l’equilibrio, corre in modo poco fluido, non riesce facilmente a prendere una palla, impiega molto tempo nelle autonomie, ha bisogno di osservare più volte un gesto prima di riprodurlo.
È importante dirlo con chiarezza: nessuno di questi comportamenti, preso da solo, permette di concludere che esista una difficoltà significativa. Anche il NHS evidenzia che goffaggine e cadute possono essere presenti anche in bambini senza una difficoltà significativa della coordinazione; l’attenzione aumenta quando le difficoltà sono persistenti e incidono concretamente sulle attività quotidiane.
Il punto, per un genitore, non è cercare l’errore nel singolo movimento. È osservare un pattern nel tempo.
Corsa, salti e cambi di direzione
Correre sembra un gesto semplice, ma richiede una notevole organizzazione: stabilità del tronco, coordinazione alternata di braccia e gambe, controllo della velocità, adattamento continuo allo spazio.
Una difficoltà può emergere quando il bambino corre con il corpo molto rigido, usa poco le braccia, perde facilmente la direzione, rallenta molto davanti a un ostacolo, cade nei cambi di direzione o evita di correre insieme agli altri.
Anche il salto richiede controllo posturale e un buon senso del tempo: il bambino deve preparare il corpo, produrre una spinta sufficiente e organizzare l’atterraggio. Può risultare difficile saltare con entrambi i piedi, saltare in avanti, superare un piccolo ostacolo, saltare su un solo piede o atterrare mantenendo l’equilibrio.
L’obiettivo dell’osservazione non è confrontare rigidamente la prestazione con quella di altri bambini, ma capire come il movimento evolve con l’esperienza.
Coordinazione ed equilibrio
L’equilibrio è la base silenziosa di moltissime attività motorie. Quando il corpo non è sufficientemente stabile, parte delle risorse del bambino viene impiegata semplicemente per restare in posizione, e questo rende più difficile fare qualcos’altro nello stesso momento.
Un bambino che deve concentrarsi molto per stare in piedi su una superficie instabile, per esempio, può avere maggiore difficoltà a prendere contemporaneamente una palla.
Segnali osservabili possono essere: ricerca frequente di appoggi, difficoltà su superfici irregolari, paura di salire o scendere, instabilità nei cambi di posizione, difficoltà a stare su un solo piede, movimenti eccessivamente prudenti.
Questo aspetto verrà approfondito in uno dei prossimi contenuti dedicati specificamente all’equilibrio nei bambini.
Coordinazione occhio-mano
La coordinazione occhio-mano permette di usare le informazioni visive per guidare il movimento delle mani. È coinvolta quando il bambino prende una palla, inserisce una forma, costruisce una torre, infila una perlina, disegna, versa dell’acqua, usa una forchetta o raggiunge un oggetto.
Una difficoltà in quest’area può manifestarsi con movimenti poco precisi o con continui aggiustamenti: il bambino può mancare frequentemente l’oggetto, eseguire il compito con movimenti eccessivamente ampi o poco precisi oppure avvicinare molto il viso al compito.
Il controllo motorio fine richiede infatti non solo il movimento delle dita, ma anche coordinazione, pianificazione, forza e informazioni sensoriali adeguate. Puoi approfondire alcuni aspetti generali del controllo motorio nelle risorse informative di MedlinePlus.
Difficoltà nei giochi con la palla
Le attività con la palla sono spesso il contesto in cui una difficoltà di coordinazione diventa più evidente, perché richiedono una continua integrazione tra ciò che si vede e ciò che si fa.
Il bambino potrebbe aspettare che la palla lo tocchi anziché prenderla, chiudere gli occhi quando arriva, mettere le mani nella posizione corretta troppo tardi, lanciare senza orientare il gesto, usare una forza non adeguata, faticare a calciare verso un bersaglio o evitare i giochi di scambio con i compagni.
A due anni, tra le competenze motorie considerate dal CDC rientrano azioni come correre e calciare una palla; le tappe evolutive vanno però lette come riferimenti orientativi per il monitoraggio, non come strumenti diagnostici da applicare al singolo bambino.
Coordinazione bilaterale: far collaborare i due lati del corpo
Molte attività richiedono che i due lati del corpo lavorino insieme. A volte devono compiere lo stesso movimento, come quando il bambino salta a piedi uniti.
Altre volte le due mani svolgono compiti diversi: una tiene il foglio mentre l’altra taglia, una regge il barattolo mentre l’altra apre il tappo, una sostiene il pane mentre l’altra usa il coltello, una tiene la scarpa mentre l’altra sistema il velcro.
Quando questa organizzazione è ancora fragile, il bambino può cambiare frequentemente strategia, perdere il controllo dell’oggetto o affrontare compiti semplici in modo molto laborioso.
Pianificazione motoria: sapere cosa fare e come organizzarlo
Davanti a un’attività nuova, il bambino deve capire cosa fare, da dove iniziare, quali movimenti usare, in che ordine e come modificare il gesto se qualcosa non funziona.
Un bambino può avere tutta la forza necessaria per superare un ostacolo, ma non riuscire comunque a organizzare in modo efficace il movimento.
In questi casi può osservare a lungo senza iniziare, procedere per tentativi casuali, chiedere continuamente aiuto, ripetere strategie che non funzionano o bloccarsi davanti a compiti nuovi. Questa difficoltà diventa particolarmente visibile nei percorsi motori e nelle autonomie composte da più passaggi in sequenza.
Coordinazione e motricità fine
Le difficoltà possono emergere anche in attività apparentemente lontane dal movimento globale. A scuola, il bambino potrebbe faticare a usare le forbici, gestire righello e colla, colorare spazi definiti, organizzare il materiale, costruire o copiare alcune forme.
A casa possono risultare impegnativi bottoni, zip, posate, apertura di contenitori, piccoli incastri e manipolazione di oggetti.
Il prossimo approfondimento dedicato alla motricità fine nei bambini sarà collegato direttamente a questo articolo.
Coordinazione e autonomie quotidiane
Una competenza motoria diventa davvero significativa quando il bambino la usa nella vita di tutti i giorni.
Vestirsi, per esempio, richiede equilibrio, uso coordinato delle mani, orientamento dell’indumento, pianificazione, sequenza e regolazione della forza, tutto insieme.
Un bambino con difficoltà di coordinazione può riuscire a completare l’attività, ma avere bisogno di molto più tempo e di numerosi aiuti.
Per questo è utile osservare non solo se riesce, ma quanto tempo impiega, quante volte deve riprovare, quanto aiuto richiede, quanta fatica mostra e se la competenza diventa progressivamente più autonoma nel tempo.
Poca esperienza o difficoltà persistente?
Questa distinzione è probabilmente una delle più importanti di tutto l’articolo.
Le capacità motorie si sviluppano anche attraverso l’esperienza. Un bambino che non ha mai usato una bicicletta non può essere giudicato sulla base della fatica iniziale nel pedalare. Allo stesso modo, un bambino che gioca raramente con la palla potrebbe semplicemente avere bisogno di più occasioni per esercitarsi.
Quando una competenza è poco esercitata, la ripetizione porta generalmente a un miglioramento progressivo nel tempo.
Quando invece la difficoltà persiste nonostante adeguate occasioni di pratica, il bambino può avere bisogno di molti più tentativi senza riuscire a consolidare facilmente il gesto. Questo è un elemento diverso, che merita maggiore attenzione.
Anche nella valutazione clinica delle difficoltà significative di coordinazione vengono considerate sia l’età sia le opportunità che il bambino ha avuto per apprendere e utilizzare le competenze motorie. Il NHS descrive questi aspetti all’interno del percorso di valutazione delle difficoltà di coordinazione.
Quando la difficoltà interferisce con la vita quotidiana
Il dato più importante non è quanto un movimento appaia esteticamente perfetto.
La domanda utile da porsi è un’altra: questa difficoltà impedisce al bambino di fare qualcosa che vorrebbe o dovrebbe poter fare ogni giorno?
Può non partecipare ai giochi con i compagni, evitare il parco, faticare a vestirsi autonomamente, impiegare molto più tempo nelle attività scolastiche, evitare le attività manuali o chiedere costantemente l’aiuto degli adulti.
Le difficoltà motorie assumono particolare rilevanza proprio quando interferiscono in modo persistente con le attività quotidiane e scolastiche.

Coordinazione e partecipazione sociale
Il movimento, durante l’infanzia, è anche uno strumento di relazione. Rincorrersi, saltare, passarsi una palla, arrampicarsi, pedalare, imitare gesti e muoversi rapidamente nello spazio sono i mattoni di molti giochi tra bambini.
Quando queste attività risultano molto difficili, il bambino può progressivamente ridurre la propria partecipazione: osserva invece di giocare, sceglie attività più prevedibili o cerca continuamente l’adulto.
Può così instaurarsi un circolo importante da riconoscere: meno il bambino partecipa, meno occasioni ha di esercitare proprio le competenze che gli servirebbero. Il NHS segnala che alcuni bambini con importanti difficoltà di coordinazione possono diventare progressivamente meno attivi proprio perché determinate esperienze motorie risultano frustranti.
Coordinazione e autostima
Gli insuccessi ripetuti possono influire anche sul modo in cui il bambino costruisce l’idea di sé.
Frasi come “non sono capace”, “non voglio farlo”, “è troppo difficile” o “fallo tu” non vanno lette automaticamente come pigrizia: a volte il bambino sta cercando di evitare una situazione nella quale prevede di fallire.
È per questo che parole come “goffo”, “pigro”, “lento”, “svogliato” o “negato per lo sport” andrebbero evitate, anche quando dette senza cattiveria.
Sono molto più utili la descrizione del comportamento osservato e l’individuazione del tipo di aiuto di cui il bambino ha bisogno in quel momento specifico.
Se questo aspetto è particolarmente evidente, può essere utile leggere anche l’approfondimento sul bambino impacciato nei movimenti, dove vengono analizzati più nel dettaglio impaccio, evitamento e partecipazione.
Cosa osservare a casa
La casa offre moltissime occasioni naturali di osservazione: come il bambino sale e scende le scale, si veste, usa le posate, versa da una bottiglia, apre confezioni, riordina, costruisce, trasporta oggetti o usa giochi di precisione.
Alcune domande possono guidare l’osservazione in modo più utile del semplice “mi sembra poco coordinato”:
- La difficoltà compare ogni giorno, in modo simile?
- Migliora con l’esperienza e la ripetizione?
- Richiede sempre lo stesso tipo e la stessa quantità di aiuto?
- Il bambino evita spontaneamente il compito?
- Manifesta frustrazione evidente?
- La stessa difficoltà compare anche in altre attività, diverse tra loro?
Cosa osservare a scuola
La scuola permette di vedere il bambino in situazioni diverse e in relazione alle richieste previste per la sua età.
Possono emergere difficoltà nelle attività motorie, nei giochi con la palla, nelle costruzioni, nell’uso delle forbici, nell’organizzazione del materiale, nel vestirsi, nei passaggi tra un’attività e l’altra o nell’esecuzione di sequenze.
L’obiettivo non è confrontare continuamente il bambino con i compagni, ma verificare se alcune attività risultino significativamente più impegnative per lui e se questa difficoltà interferisca con la sua partecipazione.
Quando può essere utile chiedere un confronto professionale
Un approfondimento può avere senso quando le difficoltà persistono nel tempo, sono presenti in più contesti, riguardano diverse attività, migliorano molto lentamente nonostante la pratica, limitano le autonomie, riducono la partecipazione, producono frustrazione oppure vengono segnalate sia dalla famiglia sia dalla scuola.
Chiedere un confronto non significa stabilire in anticipo che il bambino abbia un disturbo. Significa comprendere meglio il suo profilo motorio e individuare le eventuali aree in cui un supporto può essere utile.
Puoi approfondire questo punto anche nella guida su quando rivolgersi a uno psicomotricista.
Come può aiutare un percorso psicomotorio
Un percorso psicomotorio lavora sulle competenze che limitano maggiormente la partecipazione del bambino.
A seconda delle necessità, gli obiettivi possono riguardare coordinazione globale, equilibrio, controllo posturale, coordinazione occhio-mano, uso bilaterale, pianificazione motoria, motricità fine, orientamento nello spazio e autonomie.
Il lavoro non dovrebbe consistere nella semplice ripetizione di esercizi standardizzati. L’attività va adattata alle competenze reali del bambino, proposta con una difficoltà graduale e collegata a situazioni davvero significative per lui.
Se un bambino fatica a prendere una palla, per esempio, l’obiettivo non è ottenere una buona prestazione soltanto durante la seduta: la competenza dovrebbe progressivamente diventare utilizzabile nel gioco con i coetanei, fuori dal contesto nel quale è stata esercitata.
Per conoscere le diverse modalità di lavoro è disponibile la pagina Interventi di Studio KineAba.
Cosa può fare la famiglia, nel frattempo
Le occasioni quotidiane sono preziose, anche prima o accanto a un eventuale percorso professionale.
Può essere utile:
- lasciare abbastanza tempo per provare;
- ridurre la difficoltà iniziale di un compito;
- proporlo per piccoli passaggi;
- usare dimostrazioni chiare;
- evitare di correggere ogni singolo movimento;
- valorizzare anche i piccoli progressi;
- ripetere l’attività senza trasformarla in un obbligo;
- ridurre gradualmente gli aiuti;
- scegliere, quando possibile, giochi che il bambino trova piacevoli.
L’obiettivo è aumentare esperienza e sicurezza, non creare una continua situazione di verifica.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza, per lo sviluppo infantile, di ambienti sicuri e di opportunità di apprendimento, esplorazione e gioco.
Quando rivolgersi prima al pediatra
Alcune situazioni richiedono, prima di tutto, un confronto sanitario.
È opportuno rivolgersi al pediatra quando:
- il bambino perde competenze che possedeva;
- le difficoltà compaiono improvvisamente;
- è presente dolore;
- compare debolezza;
- si osserva una marcata asimmetria;
- un lato del corpo viene usato molto meno dell’altro;
- l’affaticamento è insolito;
- sono presenti altri sintomi;
- esistono dubbi più generali sullo sviluppo.
I programmi di monitoraggio dello sviluppo del CDC raccomandano di condividere con il medico eventuali preoccupazioni relative al raggiungimento o alla perdita delle tappe evolutive.
Difficoltà di coordinazione non significa automaticamente diagnosi
È importante tenere distinti due piani.
Un bambino può presentare difficoltà di coordinazione motoria senza avere necessariamente un disturbo specifico.
Una diagnosi richiede una valutazione clinica, che considera diversi elementi insieme: la gravità delle difficoltà rispetto all’età e alle opportunità di apprendimento avute, l’impatto reale sulle attività quotidiane e scolastiche e l’esclusione di altre possibili spiegazioni.
Per questo un articolo informativo o una semplice osservazione domestica non possono sostituire un percorso diagnostico.
In sintesi
La coordinazione motoria permette al bambino di organizzare il proprio corpo per agire efficacemente nella vita di tutti i giorni. Le difficoltà possono emergere nella corsa, nei salti, nei giochi con la palla, nell’uso delle mani, nella pianificazione del movimento o nelle autonomie.
Una singola difficoltà, isolata, non deve creare automaticamente preoccupazione.
Ciò che conta è osservare quanto persiste nel tempo, in quanti contesti compare, come evolve con l’esperienza, quanto aiuto richiede e quanto limita concretamente la partecipazione del bambino.
Quando più difficoltà sono presenti insieme e interferiscono in modo persistente con la vita quotidiana, un confronto professionale può aiutare a comprendere meglio le competenze del bambino e a individuare le modalità di supporto più adatte a lui.
Per richiedere informazioni o descrivere ciò che stai osservando nel tuo bambino, è disponibile la pagina Contatti di Studio KineAba.
Domande frequenti
Mio figlio cade spesso: significa che ha difficoltà di coordinazione?
Non necessariamente. Le cadute fanno parte dello sviluppo e vanno considerate insieme all’età, al contesto e alle esperienze motorie del bambino, oltre che alla presenza di eventuali altre difficoltà.
Un bambino poco sportivo è poco coordinato?
No. Preferenze e competenze sono due aspetti diversi. Un bambino può non amare lo sport pur avendo buone capacità motorie.
Le difficoltà di coordinazione possono riguardare solo le mani?
Sì. In alcuni bambini le difficoltà sono più evidenti nelle attività fini, mentre il movimento globale appare adeguato. In altri casi sono coinvolte più aree contemporaneamente.
La difficoltà può migliorare con l’esperienza?
Molte competenze migliorano attraverso pratica ed esperienza. L’attenzione aumenta quando i progressi restano molto limitati nonostante opportunità adeguate di apprendimento.
La difficoltà di coordinazione può influire sulle autonomie?
Sì. Vestirsi, usare le posate, aprire contenitori o organizzare oggetti richiedono insieme coordinazione, pianificazione e controllo posturale.
Quando è utile rivolgersi a uno psicomotricista?
Quando le difficoltà sono persistenti, compaiono in più attività e limitano il gioco, le autonomie, la scuola o la partecipazione del bambino, può essere utile un confronto professionale.
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