Autonomie nei bambini autistici: come insegnare le abilità quotidiane
Una guida pratica per insegnare autonomie quotidiane ai bambini autistici attraverso passaggi graduali, supporti visivi e riduzione degli aiuti.
Indice dell’articolo
- Cosa si intende per autonomia?
- Perché alcune routine sono così difficili?
- La sequenza può essere troppo complessa
- La consegna può essere troppo generica
- Possono essere presenti difficoltà motorie o sensoriali
- L’adulto può intervenire troppo rapidamente
- L’attività può non produrre conseguenze significative
- Non partire dall’età, ma dalle competenze presenti
- Scegliere autonomie davvero utili
- L’analisi del compito: dividere la routine in passaggi
- Concatenamento: quale passaggio insegnare per primo?
- Concatenamento in avanti
- Concatenamento all’indietro
- Insegnamento dell’intero compito
- Gli aiuti: sostenere senza creare dipendenza
- Ridurre gradualmente gli aiuti
- Dare il tempo di rispondere
- Rinforzare la partecipazione e non soltanto il risultato perfetto
- Supporti visivi e organizzazione dell’ambiente
- Video modeling e strumenti tecnologici
- Generalizzazione e mantenimento
- Il ruolo dei genitori
- Come misurare i progressi
- Un esempio pratico: preparare lo zaino
- Gli errori più frequenti
- Quando chiedere un supporto professionale
- Autonomie nei bambini autistici a Palermo
- L’autonomia non significa fare tutto da soli
- Domande frequenti sulle autonomie nei bambini autistici
- Fonti e riferimenti scientifici
Indice dell’articolo
19 sezioni
- Cosa si intende per autonomia?
- Perché alcune routine sono così difficili?
- La sequenza può essere troppo complessa
- La consegna può essere troppo generica
- Possono essere presenti difficoltà motorie o sensoriali
- L’adulto può intervenire troppo rapidamente
- L’attività può non produrre conseguenze significative
- Non partire dall’età, ma dalle competenze presenti
- Scegliere autonomie davvero utili
- L’analisi del compito: dividere la routine in passaggi
- Concatenamento: quale passaggio insegnare per primo?
- Concatenamento in avanti
- Concatenamento all’indietro
- Insegnamento dell’intero compito
- Gli aiuti: sostenere senza creare dipendenza
- Ridurre gradualmente gli aiuti
- Dare il tempo di rispondere
- Rinforzare la partecipazione e non soltanto il risultato perfetto
- Supporti visivi e organizzazione dell’ambiente
- Video modeling e strumenti tecnologici
- Generalizzazione e mantenimento
- Il ruolo dei genitori
- Come misurare i progressi
- Un esempio pratico: preparare lo zaino
- Gli errori più frequenti
- Quando chiedere un supporto professionale
- Autonomie nei bambini autistici a Palermo
- L’autonomia non significa fare tutto da soli
- Domande frequenti sulle autonomie nei bambini autistici
- Fonti e riferimenti scientifici
Vestirsi, lavarsi, mangiare, riordinare, preparare lo zaino o partecipare a una semplice attività domestica possono sembrare azioni naturali e immediate.
In realtà, ciascuna di queste routine richiede numerose competenze: comprendere cosa fare, ricordare l’ordine dei passaggi, coordinare i movimenti, tollerare alcune sensazioni, mantenere l’attenzione e chiedere aiuto quando necessario.
Per questo le autonomie nei bambini autistici non dovrebbero essere insegnate limitandosi a ripetere:
Devi farlo da solo.
L’autonomia si costruisce attraverso un percorso graduale nel quale l’adulto osserva le competenze già presenti, suddivide la routine in passaggi accessibili, offre gli aiuti necessari e li riduce progressivamente.
Le abilità di vita quotidiana comprendono, tra le altre, igiene personale, alimentazione, abbigliamento, gestione degli oggetti, preparazione dei pasti e partecipazione alle attività familiari.
L’obiettivo non è chiedere al bambino di non avere più bisogno degli altri. Essere autonomi significa poter partecipare il più possibile, comunicare quando serve un aiuto e dipendere da un sostegno proporzionato alle proprie necessità.
Cosa si intende per autonomia?
Con il termine autonomia non si indica soltanto la capacità di svolgere una routine completamente da soli.
Un bambino può diventare più autonomo anche quando:
- completa un passaggio che prima veniva eseguito interamente dall’adulto;
- segue una sequenza visiva;
- prepara il materiale necessario;
- chiede aiuto in modo comprensibile;
- tollera maggiormente una routine;
- utilizza meno suggerimenti;
- svolge l’attività con persone differenti;
- trasferisce la competenza dalla terapia alla casa o alla scuola.
L’autonomia deve quindi essere considerata come un continuum. Tra “non sa fare” e “fa tutto da solo” esistono numerosi livelli intermedi.
Durante la vestizione, per esempio, un bambino potrebbe:
- non partecipare alla routine;
- collaborare sollevando le braccia;
- infilare autonomamente la testa nella maglietta;
- completare la vestizione con indicazioni verbali;
- seguire una sequenza visiva;
- vestirsi senza aiuti;
- scegliere anche gli indumenti adeguati alla situazione.
Ognuno di questi passaggi può rappresentare un risultato significativo.
Perché alcune routine sono così difficili?
Una routine quotidiana apparentemente semplice può richiedere molte abilità contemporaneamente.
Per lavarsi i denti, per esempio, il bambino deve:
- raggiungere il bagno;
- individuare lo spazzolino;
- aprire il dentifricio;
- dosarne una quantità adeguata;
- tollerare sapore e consistenza;
- spazzolare diverse zone della bocca;
- mantenere l’attività per un certo tempo;
- risciacquare;
- riordinare il materiale.
La sequenza può essere troppo complessa
Il bambino potrebbe sapere svolgere alcuni passaggi, ma non ricordarne l’ordine.
La consegna può essere troppo generica
Una richiesta come “preparati” può includere vestirsi, prendere lo zaino, mettere le scarpe e raggiungere la porta. Per alcuni bambini è troppo ampia e poco informativa.
Possono essere presenti difficoltà motorie o sensoriali
Aprire una cerniera, utilizzare le posate, infilare una manica o dosare il sapone richiedono coordinazione, forza e precisione.
Acqua sul viso, rumore dell’asciugacapelli, consistenza del dentifricio, etichette dei vestiti o temperatura dell’acqua possono inoltre rendere l’attività difficile.
L’adulto può intervenire troppo rapidamente
Quando il bambino impiega molto tempo o mostra difficoltà, è naturale sostituirsi a lui. Se però l’adulto completa sempre la routine, le opportunità di apprendimento diminuiscono.
L’attività può non produrre conseguenze significative
Alcune autonomie hanno benefici lontani nel tempo. Riordinare non è necessariamente motivante per il bambino, soprattutto se il risultato immediato è soltanto iniziare un’altra richiesta.
Prima di scegliere la strategia è quindi necessario comprendere quale passaggio sia difficile e perché.
Non partire dall’età, ma dalle competenze presenti
L’età cronologica è importante per scegliere obiettivi dignitosi e adeguati, ma non indica automaticamente da quale livello iniziare.
Due bambini della stessa età possono possedere competenze molto differenti.
Un programma individualizzato dovrebbe valutare:
- cosa il bambino svolge spontaneamente;
- cosa completa dopo una richiesta;
- quali passaggi realizza con aiuto;
- quali tipi di suggerimento comprende;
- quali stimoli tollera;
- quanto riesce a mantenere l’attenzione;
- come comunica difficoltà e bisogno di aiuto;
- in quali ambienti la competenza è già presente.
L’obiettivo dovrebbe trovarsi poco oltre il livello attuale: sufficientemente nuovo da produrre apprendimento, ma non così difficile da generare continui errori, fuga o dipendenza dall’adulto.
Chiedere troppo poco può limitare le opportunità di crescita. Chiedere troppo può trasformare ogni routine in una situazione di fallimento.
Scegliere autonomie davvero utili
Non tutte le abilità devono essere insegnate contemporaneamente.
È preferibile selezionare poche priorità che abbiano un effetto concreto sulla vita del bambino e della famiglia.
Un obiettivo può essere prioritario quando:
- aumenta la sicurezza;
- permette al bambino di comunicare un bisogno;
- riduce una dipendenza evitabile;
- facilita la partecipazione a scuola o in famiglia;
- migliora la dignità personale;
- riduce lo stress di una routine frequente;
- prepara a competenze future;
- può essere utilizzato in molti contesti.
Tra le prime aree di lavoro possono rientrare:
- lavarsi le mani;
- utilizzare il bagno;
- mangiare con maggiore partecipazione;
- vestirsi;
- mettere e togliere le scarpe;
- riordinare;
- preparare lo zaino;
- chiedere aiuto;
- riconoscere oggetti personali;
- seguire una piccola routine domestica.
La scelta dovrebbe essere condivisa con la famiglia e, quando possibile, con il bambino.
Un’abilità non dovrebbe essere selezionata soltanto perché normalmente viene acquisita a una certa età. Deve avere un’utilità concreta per quella persona.
L’analisi del compito: dividere la routine in passaggi
Uno degli strumenti più importanti per insegnare un’autonomia è l’analisi del compito, o task analysis.
Consiste nel suddividere un’attività complessa in azioni più piccole, osservabili e insegnabili.
Prendiamo come esempio il lavaggio delle mani.
Una possibile analisi potrebbe essere:
- raggiungere il lavandino;
- aprire il rubinetto;
- bagnare le mani;
- prendere il sapone;
- premere il dosatore;
- strofinare le mani;
- risciacquare;
- chiudere il rubinetto;
- prendere l’asciugamano;
- asciugarsi;
- riporre l’asciugamano.
Questa sequenza non deve essere identica per tutti. Può essere necessario ridurre il numero dei passaggi, aggiungere azioni intermedie, modificare il materiale o adattare l’ambiente.
L’analisi del compito permette di rispondere a domande molto concrete:
- quali passaggi il bambino sa già fare?
- dove si interrompe?
- quale aiuto utilizza?
- quale passaggio deve essere insegnato per primo?
- quanto supporto è ancora necessario?
Senza questa analisi si rischia di giudicare l’intera routine come riuscita o fallita, perdendo i piccoli progressi.
Concatenamento: quale passaggio insegnare per primo?
Concatenamento in avanti
Si insegna inizialmente il primo passaggio.
Il bambino, per esempio, apre il rubinetto e l’adulto completa il resto della routine. Quando il primo passaggio è acquisito, vengono insegnati il primo e il secondo, poi i primi tre e così via.
Può essere utile quando l’inizio dell’attività è facilmente identificabile e il bambino beneficia di una progressione lineare.
Concatenamento all’indietro
L’adulto completa quasi tutta la sequenza e il bambino esegue l’ultimo passaggio.
Durante il riordino, per esempio, l’adulto raccoglie quasi tutti i giochi e il bambino ripone l’ultimo oggetto.
Il bambino entra così subito in contatto con la conclusione della routine e con la conseguenza naturale dell’attività.
Insegnamento dell’intero compito
Il bambino prova a svolgere tutti i passaggi ogni volta, ricevendo aiuti differenti lungo la sequenza.
Questa modalità può essere adatta quando possiede già numerose componenti della routine.
Non esiste una forma di concatenamento universalmente superiore. La scelta deve dipendere dalle caratteristiche della persona, dalla struttura del compito e dalla risposta all’insegnamento.
Gli aiuti: sostenere senza creare dipendenza
Durante l’apprendimento il bambino può aver bisogno di suggerimenti, chiamati anche prompt.
Gli aiuti possono essere:
- verbali;
- gestuali;
- visivi;
- dimostrativi;
- fisici;
- ambientali.
Per insegnare a riporre una giacca, per esempio, l’adulto potrebbe dire “appendi la giacca”, indicare l’appendiabiti, mostrare il gesto, utilizzare una fotografia, avvicinare l’appendiabiti oppure guidare inizialmente il movimento.
L’obiettivo non è evitare qualsiasi aiuto. L’obiettivo è offrire l’aiuto minimo efficace e programmare fin dall’inizio come ridurlo.
Se il genitore ripete continuamente ogni passaggio, il bambino potrebbe imparare a eseguire la routine soltanto in presenza di una guida verbale continua.
La dipendenza dall’aiuto può essere favorita da suggerimenti troppo frequenti, difficili da ridurre o forniti prima che la persona abbia il tempo di rispondere.
Ridurre gradualmente gli aiuti
La riduzione degli aiuti prende il nome di fading.
Se il bambino riesce a chiudere la cerniera con una guida fisica completa, il supporto può essere progressivamente ridotto:
- guida completa delle mani;
- aiuto soltanto all’avvio;
- tocco leggero sul polso;
- indicazione gestuale;
- attesa senza aiuto.
Ridurre il supporto troppo velocemente può produrre numerosi errori. Mantenerlo troppo a lungo può ostacolare l’indipendenza.
Dare il tempo di rispondere
Uno degli errori più frequenti consiste nell’aiutare troppo presto.
Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per comprendere la consegna, interrompere l’attività precedente, orientarsi verso il materiale e iniziare il movimento.
È quindi utile stabilire un breve tempo di attesa prima di aggiungere un nuovo suggerimento.
Questo non significa lasciare il bambino in difficoltà per un periodo eccessivo. Significa offrirgli una reale opportunità di iniziare autonomamente.
Rinforzare la partecipazione e non soltanto il risultato perfetto
Durante l’apprendimento è importante valorizzare i progressi parziali.
Se un bambino partecipa per la prima volta mettendo un calzino, quel risultato può essere rinforzato anche se l’adulto completa il resto della vestizione.
Il rinforzo può comprendere:
- accesso a un’attività gradita;
- attenzione positiva;
- una pausa;
- scelta dell’attività successiva;
- conclusione naturale della routine;
- maggiore autonomia e controllo.
Il rinforzo non dovrebbe diventare una ricompensa artificiale presente per sempre.
Nelle prime fasi può essere necessario utilizzare conseguenze particolarmente significative. Successivamente il comportamento dovrebbe essere sostenuto anche dalle conseguenze naturali.
È importante rinforzare anche la richiesta di aiuto, la collaborazione, il tentativo, il ritorno alla routine dopo una pausa, l’utilizzo di un supporto visivo e l’iniziativa spontanea.
Supporti visivi e organizzazione dell’ambiente
Le informazioni verbali sono temporanee: vengono pronunciate e scompaiono.
Un supporto visivo resta disponibile e può essere consultato più volte.
Per una routine possono essere utilizzati:
- fotografie;
- simboli;
- parole scritte;
- elenchi;
- sequenze numerate;
- oggetti disposti nell’ordine di utilizzo;
- etichette;
- contenitori identificabili;
- checklist.
I supporti visivi non sono adatti soltanto ai bambini non verbali. Possono aiutare chiunque abbia difficoltà a ricordare l’ordine dei passaggi, organizzare l’attività o mantenere l’attenzione.
Anche l’ambiente può essere modificato per rendere l’autonomia più accessibile:
- posizionare i materiali alla portata del bambino;
- utilizzare contenitori trasparenti;
- ridurre gli oggetti non necessari;
- scegliere chiusure più semplici;
- preparare gli indumenti nell’ordine corretto;
- utilizzare dosatori che richiedano meno forza;
- identificare chiaramente gli spazi.
Adattare l’ambiente non significa rinunciare all’insegnamento. Significa eliminare ostacoli non necessari.
Video modeling e strumenti tecnologici
Alcuni bambini possono apprendere una sequenza osservando un video nel quale viene mostrata l’intera attività o una parte della routine.
Il video può rappresentare un adulto, un coetaneo, il bambino stesso oppure la visuale in prima persona di chi svolge il compito.
Un video efficace dovrebbe essere breve, chiaro, privo di elementi distraenti, coerente con l’ambiente reale e facilmente accessibile durante la routine.
Il video non sostituisce sempre la prova guidata. Può diventare un supporto che il bambino consulta prima o durante l’attività.
Generalizzazione e mantenimento
Una competenza può comparire durante la terapia e non a casa.
Il bambino può lavarsi le mani con un determinato adulto, ma non con un altro. Può utilizzare il bagno a casa, ma non a scuola. Può riordinare con un contenitore preciso, ma non riconoscere la stessa richiesta in un ambiente differente.
La generalizzazione non dovrebbe essere considerata automatica.
Per favorirla è possibile variare gradualmente:
- persone;
- ambienti;
- materiali;
- orari;
- consegne;
- ordine dei passaggi;
- quantità di aiuto;
- condizioni della routine.
La variazione deve essere progressiva. Cambiare contemporaneamente persona, luogo, materiale e richiesta può trasformare un compito acquisito in una situazione completamente nuova.
Una volta raggiunta l’autonomia, bisogna anche verificare che la competenza rimanga presente nel tempo.
Può essere utile controllarla dopo alcuni giorni, dopo alcune settimane, durante cambiamenti della routine e con materiali differenti.
Una competenza può diminuire se non viene praticata, se l’ambiente cambia o se gli adulti tornano a sostituirsi al bambino.
Il ruolo dei genitori
La famiglia è essenziale perché molte autonomie si svolgono principalmente a casa.
Il genitore può contribuire a:
- scegliere le routine prioritarie;
- descrivere ciò che accade;
- preparare l’ambiente;
- utilizzare gli aiuti concordati;
- attendere prima di intervenire;
- rinforzare i tentativi;
- raccogliere dati semplici;
- segnalare ciò che non è sostenibile;
- favorire l’utilizzo della competenza nella vita reale.
Il genitore non dovrebbe però ricevere un protocollo ed essere lasciato solo ad applicarlo.
Sono necessari spiegazione, dimostrazione, prova guidata, feedback e adattamento alle routine.
Il Parent Training deve rendere la strategia più semplice da utilizzare, non trasformare ogni momento familiare in un esercizio.
Per approfondire questo aspetto puoi leggere anche l’articolo dedicato al Parent Training ABA.
Come misurare i progressi
Per verificare se l’intervento sta funzionando non basta chiedersi se il bambino “è diventato più autonomo”.
È necessario osservare indicatori concreti.
Per una routine si possono registrare:
- numero di passaggi completati;
- passaggi completati senza aiuto;
- tipo di aiuto necessario;
- tempo impiegato;
- richieste di aiuto;
- errori;
- comportamenti di evitamento;
- ambienti nei quali la competenza compare.
Una semplice griglia può indicare, per ogni passaggio:
- I: indipendente;
- V: aiuto verbale;
- G: aiuto gestuale;
- M: dimostrazione;
- F: aiuto fisico.
Il progresso non coincide soltanto con il numero dei passaggi. Può consistere anche nel passaggio da un aiuto fisico a uno gestuale oppure da una guida verbale continua a una sequenza visiva consultata autonomamente.
Un esempio pratico: preparare lo zaino
Immaginiamo che ogni mattina il genitore prepari completamente lo zaino del bambino perché, quando gli viene chiesto di farlo, resta fermo o inserisce oggetti casuali.
Una richiesta generica come “prepara lo zaino” potrebbe essere troppo complessa.
La routine può essere suddivisa:
- prendere lo zaino;
- aprirlo;
- controllare la sequenza visiva;
- prendere il quaderno;
- inserirlo;
- prendere l’astuccio;
- inserirlo;
- prendere la borraccia;
- inserirla nella tasca;
- chiudere lo zaino;
- posizionarlo vicino alla porta.
Inizialmente il bambino potrebbe essere responsabile soltanto di inserire l’astuccio e chiudere lo zaino.
L’adulto prepara il materiale, indica la sequenza e rinforza la partecipazione. Successivamente vengono aggiunti altri passaggi.
Nel tempo, la sequenza visiva può sostituire le indicazioni verbali del genitore.
L’obiettivo non è ottenere immediatamente uno zaino perfetto. È trasferire progressivamente il controllo della routine dall’adulto al bambino.
Gli errori più frequenti
- Fare tutto al posto del bambino: se accade sempre, riduce le opportunità di apprendimento.
- Dare troppe istruzioni: una guida verbale continua può rendere il bambino dipendente dalla presenza dell’adulto.
- Scegliere obiettivi troppo ampi: “vestirsi da solo” non indica quale parte della routine debba essere insegnata.
- Cambiare strategia troppo presto: un intervento ha bisogno di essere applicato e osservato prima di concludere che non funzioni.
- Non ridurre gli aiuti: un suggerimento efficace nella fase iniziale può diventare un ostacolo se rimane invariato.
- Rinforzare soltanto il risultato completo: i progressi parziali devono essere riconosciuti.
- Ignorare le difficoltà sensoriali o motorie: una routine non può essere interpretata soltanto come mancanza di collaborazione.
- Insegnare solo durante la terapia: una competenza quotidiana deve essere utilizzata negli ambienti in cui serve realmente.
- Pretendere la stessa autonomia ogni giorno: sonno, dolore, stanchezza e sovraccarico possono modificare temporaneamente le prestazioni.
Offrire più aiuto in una giornata difficile non cancella l’apprendimento precedente.
Quando chiedere un supporto professionale
Può essere utile richiedere un confronto quando:
- il bambino partecipa pochissimo alle routine;
- l’adulto deve completare quasi ogni passaggio;
- sono presenti crisi durante igiene, vestizione o pasti;
- gli aiuti non diminuiscono nel tempo;
- una competenza compare soltanto in terapia;
- le autonomie sono molto inferiori rispetto alle altre capacità;
- il bambino non riesce a chiedere aiuto;
- le routine familiari sono diventate particolarmente stressanti;
- sono presenti rischi per la sicurezza;
- la famiglia non sa quale abilità affrontare per prima.
Una valutazione professionale può aiutare a identificare il livello di partenza, i prerequisiti mancanti, l’analisi del compito, il tipo di aiuto, la modalità di rinforzo, i criteri per ridurre il supporto e le strategie di generalizzazione.
Quando sono presenti difficoltà motorie, alimentari, sensoriali o sanitarie, può essere necessaria la collaborazione con le figure professionali competenti.
Per comprendere meglio le possibilità di lavoro nei contesti naturali puoi leggere anche la guida sull’intervento ABA a domicilio.
Autonomie nei bambini autistici a Palermo
Per le famiglie di Palermo e provincia, il lavoro sulle autonomie può essere inserito in un intervento domiciliare, educativo o integrato con il Parent Training.
L’osservazione nei contesti naturali permette di lavorare direttamente su routine come:
- prepararsi per uscire;
- utilizzare il bagno;
- lavarsi;
- vestirsi;
- mangiare;
- riordinare;
- preparare il materiale scolastico;
- partecipare a piccole attività domestiche.
L’intervento può comprendere:
- analisi delle competenze presenti;
- scelta degli obiettivi con la famiglia;
- scomposizione della routine;
- dimostrazione delle strategie;
- prova guidata dei genitori;
- raccolta di dati semplici;
- riduzione programmata degli aiuti;
- generalizzazione tra casa, scuola e altri ambienti.
Il lavoro a domicilio può essere particolarmente utile quando la difficoltà compare in una routine specifica o quando una competenza appresa durante la seduta non viene utilizzata spontaneamente nella vita quotidiana.
Nella pagina dedicata agli interventi per bambini e famiglie sono descritte le principali aree di lavoro di Studio KineAba.
L’autonomia non significa fare tutto da soli
L’obiettivo dell’intervento non è eliminare ogni forma di aiuto.
Tutte le persone utilizzano supporti: calendari, elenchi, promemoria, strumenti tecnologici e collaborazione degli altri.
Una forma di autonomia può consistere nel sapere:
- quale supporto utilizzare;
- quando chiedere aiuto;
- come comunicare una difficoltà;
- come partecipare alla routine;
- come completare i passaggi che si è in grado di svolgere.
La domanda più utile non è:
Perché non lo fa ancora da solo?
È:
Quale passaggio può imparare adesso e quale aiuto possiamo ridurre gradualmente?
Costruire un’autonomia significa offrire al bambino maggiori possibilità di partecipazione, scelta e controllo sulla propria vita.
Domande frequenti sulle autonomie nei bambini autistici
Da quale autonomia bisogna iniziare?
È preferibile iniziare da una routine frequente, utile e sufficientemente accessibile. La scelta dipende dalle competenze presenti, dalle priorità della famiglia e dal valore concreto che l’abilità avrà per il bambino.
Bisogna aspettare che il bambino sia motivato?
La motivazione è importante, ma può essere costruita attraverso attività brevi, obiettivi raggiungibili, possibilità di scelta e conseguenze significative. Non è necessario attendere che la routine diventi spontaneamente interessante.
Aiutare il bambino significa renderlo dipendente?
No, se l’aiuto è pianificato e viene progressivamente ridotto. Il problema non è fornire supporto, ma mantenerlo invariato quando il bambino potrebbe svolgere una parte maggiore della routine.
I supporti visivi impediscono la vera autonomia?
No. Un supporto visivo può sostituire la presenza continua dell’adulto. Consultare autonomamente una sequenza rappresenta spesso un livello di indipendenza maggiore rispetto a ricevere istruzioni verbali per ogni passaggio.
Cosa fare quando il bambino rifiuta la routine?
Prima di insistere è necessario comprendere se la richiesta sia troppo difficile, poco chiara, associata a stimoli sgradevoli o priva di una modalità per chiedere aiuto o una pausa.
Un’abilità appresa in terapia comparirà automaticamente a casa?
Non sempre. È necessario programmare la generalizzazione coinvolgendo persone, ambienti e materiali differenti in modo graduale.
Fonti e riferimenti scientifici
- Bal V. H. e collaboratori. Studio longitudinale sulle abilità di vita quotidiana nelle persone autistiche. Consulta lo studio.
- Aydin O. Meta-analisi degli interventi di self-management per l’insegnamento delle abilità quotidiane. Consulta la revisione.
- Duncan A. e collaboratori. Interventi dedicati alle abilità quotidiane negli adolescenti autistici. Consulta lo studio.
- Carruthers S. e collaboratori. Revisione sulla generalizzazione delle competenze nella vita quotidiana. Consulta la revisione.
- Aldi C. e collaboratori. Video modeling e attività di vita quotidiana. Consulta lo studio.
- Jones A. S. e collaboratori. Confronto tra strategie di prompting. Consulta lo studio.
- Clarke E. B. e collaboratori. Strategie basate sull’evidenza per lo sviluppo delle life skills. Consulta la revisione.
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